La sindrome dell’apnea ostruttiva
“Dottore, sto abbastanza bene, ma da qualche tempo mi si sento molto stanco. Sono irritabile, ho difficoltà a concentrarmi sul lavoro”. Questo mi riferiva un paziente, alla annuale visita di controllo, alla mia domanda con cui ogni medico inizia la sua visita: “Allora, come va?”.
Si trattava di un paziente in sovrappeso affetto da ipertensione arteriosa. Alla mia successiva domanda se la notte dormisse bene mi rispondeva: “mi pare di si, ogni tanto mi sveglio, magari per urinare., ma è mia moglie che non dorme bene: pare che russi come una locomotiva…”
La mia domanda in realtà non era casuale. I sintomi riferiti dal paziente e il fatto che fosse iperteso e in sovrappeso rendevano reale il sospetto che il paziente fosse affetto dalla cosiddetta “sindrome dell’apnea ostruttiva”. Di che si tratta? Si tratta di un disturbo per cui durante il sonno si hanno delle frequenti apnee (arresti respiratori) anche di lunga durata, che comportano un significativo calo del livello di ossigeno nel sangue e quindi tutta una ovvia serie di effetti negativi . Se pensiamo che le apnee possono durare anche un minuto e verificarsi anche più di 30 volte l’ora possiamo immaginare il danno che ciò può provocare al nostro organismo. In realtà chi ha apnee gravi di notte è sotto stress, non riposa veramente e ciò spiega i disturbi che possono comparire durante il giorno: appunto stanchezza, irritabilità, difficoltà a concentrarsi. C’è poi il rischio di improvvisi addormentamenti, anche inconsapevoli , magari di pochi secondi. Si stima che il 22% degli incidenti stradali gravi sia dovuto a colpi di sonno imputabili a questa patologia!
E’ inoltre dimostrato che le apnee notturne rendono molto più difficile il controllo farmacologico della ipertensione arteriosa e aumentano il rischio di patologie cardiovascolari quali fibrillazione atriale, malattia coronarica, scompenso cardiaco e morte improvvisa.
Peraltro si tratta di una patologia spesso non conosciuta, anche dai medici, benchè sia molto diffusa e si stimi che riguardi tra il 5 e il 20% della popolazione adulta.
E’ quindi fondamentale sospettarne la presenza in presenza di fattori di rischio quali obesità, ipertensione arteriosa, diabete, insufficienza cardiaca, soprattutto (anche se non solo) in soggetti che russano e in presenza dei sintomi che descriveva il mio paziente.
Per riconoscerla è necessario effettuare un esame che prende il nome di polisonnografia: una registrazione di ciò che avviene durante il sonno per mezzo di un apparecchio apposito. Fino a qualche tempo fa tali apparecchi erano complessi e difficili da utilizzare. Oggi sono disponibili apparecchi molto semplificati che prevedono un solo sensore applicato ad un dito della mano ed un singolo elettrodo sul torace.

